Blog

ACOS OLEARIA SRL

Il frantoio e il sogno di una bambina

Screenshot

Crescendo tra gli ulivi della mia terra in Calabria, ho imparato presto che ogni albero ha una memoria e ogni frutto una storia.

Da bambina camminavo tra i filari, con il sole che filtrava tra le foglie e l’odore della resina nell’aria, e sognavo un frantoio tutto mio.

Non uno qualunque: il mio frantoio, il luogo dove l’olio non sarebbe stato solo prodotto, ma custodito, rispettato, narrato attraverso le mani di chi lo lavora e l’attenzione di chi ascolta la terra.

Ogni oliva, ogni goccia d’olio avrebbe raccontato la mia storia e quella degli ulivi che mi erano stati affidati.

Ricordo il primo raccolto a cui partecipai: le mani rigide per la fatica, le olive che cadevano rumorosamente nei canestri, e il vento che sembrava cantare tra i rami.

Era un lavoro faticoso, eppure ogni gesto aveva un senso.

Quella mattina capii che il sogno del frantoio non era soltanto mio: era una promessa alla terra.

Ogni frutto avrebbe avuto il diritto di essere trattato con rispetto, e io avrei avuto il dovere di custodirlo.

Gli anni passarono. La bambina curiosa divenne ragazza, poi donna, e con lei crebbe la consapevolezza di quanto fosse fragile il legame tra l’uomo e la terra.

Non bastava volere: bisognava imparare, ascoltare, attendere.

Ho visto stagioni dure: siccità che piegava i rami, malattie che minacciavano la produzione, giornate in cui la stanchezza sembrava vincere sul desiderio.

Eppure il sogno non si spense mai.

Quando finalmente il frantoio aprì le porte, non era solo la realizzazione di un desiderio infantile.

Era la prova che ciò che si semina con cura, pazienza e rispetto ritorna.

Ogni goccia d’olio fresco raccontava le mani della bambina che ero, le decisioni della donna che ero diventata, e la costanza dell’imprenditrice che custodisce i propri ulivi.

Ma c’era qualcosa di più sottile, quasi invisibile, che accompagnava ogni scelta: una giustizia naturale.

La terra non dimentica chi la cura e chi la trascura.

Chi rispetta il tempo e la memoria degli alberi riceve frutti stabili e generosi.

Chi tenta scorciatoie o ignora la fatica, impara presto che ogni azione ha conseguenze.

Non è punizione, ma equilibrio: la misura con cui il mondo restituisce ciò che gli viene dato.

Ogni mattina, quando il profumo dell’olio nuovo invade il frantoio, ricordo la bambina che un tempo camminava tra gli ulivi, il vento tra i capelli e gli occhi pieni di sogni.

Sorridevo, sapendo che quel sogno era diventato reale, ma non solo per me: per la terra, per gli ulivi, per chi li avrebbe custoditi dopo di me.

Fare agricoltura, per me, non è solo un mestiere.

È un patto.

Un patto con la terra che mi ha cresciuta, con la memoria degli ulivi, con il tempo che osserva silenzioso, e con me stessa.

Il frantoio è il luogo dove quel patto prende forma, giorno dopo giorno, goccia dopo goccia.

E ogni volta che vedo il sole riflettersi sulle olive, sento che la bambina dentro di me non smetterà mai di camminare tra quegli alberi, di sognare e di custodire.

Adele Scirrotta

Condividere su