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ACOS OLEARIA SRL

Le mani di un agricoltore





Non sono mani come le altre.

Portano la terra

anche quando la terra non si vede.

Hanno conosciuto il freddo dell’alba,

il calore delle estati,

la fatica che non fa rumore

e l’attesa che non chiede ricompensa.

Sono mani che sanno riconoscere

la consistenza di un terreno,

la sete di una pianta,

il ramo che ha bisogno di essere guidato,

la stagione che sta cambiando

prima ancora che il calendario lo annunci.

Hanno imparato

che la terra non si comanda.

Si ascolta.

Si osserva.

Si accompagna.

E forse è proprio per questo

che le mani di un agricoltore

sembrano possedere una conoscenza

che non si trova soltanto nei libri.

Conoscono il peso di un seme

prima ancora che diventi raccolto.

Conoscono il silenzio

di ciò che cresce sotto la superficie.

Conoscono la pazienza

di chi lavora oggi

per un domani che ancora non esiste.

Tra le loro dita

passano la memoria dei padri,

la speranza dei figli,

la fatica di una stagione

e la promessa della successiva.

E quando accarezzano il tronco di un ulivo

non toccano soltanto legno.

Toccano il tempo.

Quello che è passato.

Quello che resiste.

Quello che ancora deve venire.

Forse per questo

le mani di un agricoltore

non sono soltanto strumenti di lavoro.

Sono radici che hanno imparato a muoversi.

E quando, alla sera,

la terra rimane sotto le unghie

e il silenzio scende sull’oliveto,

quelle mani raccontano una verità semplice:

ciò che nasce dalla terra

chiede fatica,

ma restituisce senso.

E allora guardarle

significa guardare una storia.

Una storia fatta di gesti.

Di stagioni.

Di pazienza.

Di dignità.

Di futuro.

Perché ogni volta che una mano agricola

pianta, pota, raccoglie o custodisce,

qualcuno sta già preparando

qualcosa che verrà dopo di lui.

E questa, forse,

è la forma più silenziosa

e più nobile

della ricchezza.

Adele Scirrotta

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