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ACOS OLEARIA SRL

Ciò che gli occhi non vedono, le radici lo conoscono

Ci sono cose che appartengono alla superficie e altre che appartengono alla profondità.

Gli occhi cercano la prima.

La terra custodisce la seconda.

Guardando un ulivo, vediamo il tronco, i rami, le foglie, i frutti. Vediamo ciò che emerge dalla terra e che la luce rende riconoscibile.

Ma esiste una parte dell’albero che non vediamo.

È lì, nel buio, che si trova la sua vera architettura.

Le radici non hanno bisogno della luce per sapere dove andare.

Si insinuano nella terra, cercano acqua, attraversano pietre, si dividono, si incontrano. Costruiscono lentamente una rete invisibile che sostiene ciò che, in superficie, appare semplice.

E forse proprio qui comincia il simbolismo più affascinante dell’ulivo.

Ciò che sostiene non sempre si vede.

È una legge che appartiene alla natura, ma anche all’uomo.

Nella vita possiamo osservare ciò che una persona mostra: le parole, i risultati, le decisioni, l’immagine che sceglie di consegnare agli altri.

Ma molto di ciò che realmente la sostiene rimane nascosto.

La memoria.

L’esperienza.

Le ferite trasformate in conoscenza.

L’intuizione.

La capacità di comprendere ciò che non viene detto.

La profondità costruita negli anni.

Sono le nostre radici.

E come accade per l’ulivo, anche nell’uomo spesso è ciò che non appare a determinare la solidità di ciò che appare.

Le radici conoscono ciò che gli occhi ignorano

C’è una conoscenza che non nasce dai libri e non può essere spiegata completamente.

È quella che arriva dopo aver osservato a lungo.

Dopo aver attraversato stagioni diverse.

Dopo aver imparato che non tutto ciò che brilla possiede valore e che non tutto ciò che rimane nell’ombra è privo di significato.

È una conoscenza più sottile.

Quasi istintiva.

L’intuizione, quando è accompagnata dall’esperienza, diventa una forma particolare di intelligenza.

Non vede il futuro.

Ne percepisce i segnali.

Come una radice percepisce l’umidità prima che l’acqua diventi visibile.

Come l’albero reagisce al cambiamento delle stagioni prima che il cambiamento sia evidente a chi osserva soltanto la superficie.

In questo senso l’ulivo diventa un ponte.

Un ponte tra ciò che appare e ciò che rimane nascosto.

Tra la luce e la profondità.

Tra il presente e la memoria.

Tra ciò che siamo oggi e ciò che siamo diventati attraverso tutto ciò che abbiamo attraversato.

La parte invisibile è spesso quella più importante

Viviamo in un’epoca nella quale siamo continuamente invitati a mostrare.

Mostrare ciò che facciamo.

Ciò che possediamo.

Ciò che abbiamo raggiunto.

Ciò che pensiamo.

Ma la terra suggerisce una filosofia completamente diversa.

L’albero non mostra le proprie radici.

Eppure senza quelle radici non esisterebbe nulla di ciò che ammiriamo.

Forse anche per questo alcune persone non hanno bisogno di spiegare continuamente chi sono.

La loro profondità parla attraverso ciò che fanno.

La loro coerenza diventa riconoscibile nel tempo.

La loro presenza lascia una traccia senza bisogno di essere annunciata.

La vera solidità non ha bisogno di essere esibita.

Ha bisogno di essere costruita.

E costruire profondità richiede tempo.

Richiede silenzio.

Richiede anche la capacità di attraversare periodi nei quali sembra che nulla stia accadendo.

Ma sotto la superficie, qualcosa può essere già in movimento.

Come accade nella terra.

Come accade nelle radici.

Come accade dentro di noi.

L’ulivo come memoria

Un ulivo può attraversare generazioni.

Resta nello stesso luogo mentre intorno cambiano uomini, confini, abitudini e linguaggi.

Assorbe il tempo senza appartenere completamente al tempo.

E forse questa è una delle ragioni per cui l’ulivo possiede una forza simbolica così particolare.

È memoria vivente.

Le sue radici appartengono alla terra, ma la sua chioma appartiene alla luce.

Tiene insieme due mondi.

Quello che vediamo e quello che non vediamo.

Quello che ricordiamo e quello che ancora dobbiamo comprendere.

Quello che abbiamo ricevuto e quello che saremo chiamati a lasciare.

È proprio in questo spazio invisibile che nasce la consapevolezza.

Non tutto deve essere immediatamente compreso.

Alcune cose devono prima essere osservate.

Altre devono essere attraversate.

Altre ancora hanno bisogno di tempo prima di rivelare il loro significato.

La terra non spiega.

La terra rivela.

E lo fa lentamente.

Forse è questa la vera lezione

Quando attraversiamo un uliveto, possiamo limitarci a vedere alberi.

Oppure possiamo imparare a leggere ciò che non è immediatamente visibile.

Possiamo vedere le radici anche quando sono sotto i nostri piedi.

Possiamo riconoscere la memoria anche dentro un tronco.

Possiamo intuire il futuro dentro un germoglio.

Possiamo comprendere che ogni realtà possiede una parte manifesta e una parte nascosta.

E forse è proprio lì che risiede il suo valore più autentico.

Perché ciò che appare può essere imitato.

Ciò che è profondamente radicato, no.

Le radici non fanno rumore.

Non cercano consenso.

Non chiedono di essere viste.

Semplicemente sostengono.

E forse questa è la forma più elegante della forza.

Essere abbastanza profondi da non avere bisogno di dimostrare continuamente la propria profondità.

Come l’ulivo.

Che rimane.

Che osserva.

Che affonda.

Che cresce.

E che, mentre la sua chioma dialoga con il cielo, continua a custodire nel buio della terra la parte più segreta della propria storia.

“Gli occhi riconoscono ciò che appare. Le radici conoscono ciò che veramente sostiene.”

Dott.ssa Adele Scirrotta

Fondatrice di A.CO.S. Olearia s.r.l.

Adele Scirrotta

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